La Fondazione

Sauris: appunti di viaggio.

Era un giorno di fine settembre quando partii per trascorrere due giornate particolari a Sauris, in montagna.

Conobbi in quei giorni Marco Rossitti ed i suoi due baldi giovani, di cui avevo scoperto poco prima che era un regista, e loro i suoi operatori; girava documentari di tipo naturalistico e anche di vita reale.

Sulle prime tentennai perché ero appena tornato al lavoro, ciononostante fui chiamato all’ultimo poiché altri avevano rinunciato, e quando poi scoprii che era dovuto alla loro presenza accettai.

Si cominciò con un pranzo all’aperto davanti al cortile dell’albergo e ci furono le prime riprese con altrettante pose. Dopo di che si fece lo stesso durante una bella e tranquilla passeggiata attraversando luoghi significativi, il tutto immerso in un paesaggio mozzafiato.

Il verde e la vastità della vallata circostante: era stucchevole lo spazio quanto grande abbastanza da far venire voglia di correre e srotolarsi lungo il prato, per la gioia da un lato e la voglia di creatività con conseguente soddisfazione dall’altro.

Poi veniva la pace, il silenzio e la maestosità delle case del borgo (e dello stesso albergo).

 

 

Si concludeva così la prima giornata, con una cena molto conviviale allo stesso tavolo con Marco e i suoi assistenti, per poi proseguire la serata davanti a una partita della nazionale di pallavolo sulla tv dell’albergo e poi tutti a dormire.

La seconda giornata iniziò dopo un’abbondante colazione sempre assieme ai nostri tre amici, per intraprendere il “nostro viaggio” questa volta alla Spa del luogo.

Vi passammo una mezza giornata di relax, altre riprese, qualche intervista e ovviamente grandi sgambettate in acqua. Tutto questo mentre pioveva, e in seguito siamo andati sotto un tendone a gustarci un pranzo acquisito da un piccolo supermercato della zona. Infine un’altra serata in albergo preceduta da una cena.

 

 

Il terzo e ultimo giorno concludemmo da soli il nostro viaggio lasciando l’albergo e proseguendo in un altro paese.

Visitammo qualche negozio in particolar modo una falegnameria ove all’ingresso vi erano delle statue e quant’altro, attraversammo un passo per pranzare davanti a un panino e un bicchiere di vino in una baita affollata da ciclisti, e via verso casa.

 

Tiberio Pivetta

Leave a Reply

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.