Alessandro Sebastiani, per gli amici Ale, ha 62 anni e da più di vent'anni vive insieme ad altre tre persone in un appartamento nel centro di Pordenone, all'interno di un progetto di vita indipendente. Tra le persone con cui condivide la quotidianità c'è Francesca, sua moglie.
La sua storia lavorativa è iniziata nel 1991. Dopo una prima esperienza nel settore della lavorazione del legno, nel 2000 Ale ha iniziato a lavorare in un'azienda del Pordenonese specializzata nella produzione di cucine. Per trentacinque anni il lavoro ha rappresentato una parte importante della sua vita: svegliarsi presto, raggiungere l'azienda, svolgere le proprie mansioni, incontrare i colleghi, condividere con loro il lavoro e, naturalmente, parlare di calcio e della sua grande passione: l'Inter.
Nel Luglio 2025 è arrivato il momento della pensione.
Oggi, a un anno di distanza, abbiamo incontrato Ale per chiedergli come è cambiata la sua vita.
“Io volevo ancora lavorare”
Quando gli chiediamo che cosa pensasse del pensionamento quando ha saputo che sarebbe arrivato, Ale non nasconde le sue emozioni.
“Insomma, così così, volevo ancora lavorare.” Poi racconta quello che ha provato: “Un po' male, perché non sapevo niente della mia pensione. Io volevo lavorare e invece è andata buca. Mi sono sentito un po' arrabbiato, ma solo un po'. E anche un po' triste, un pochino mi sono messo a piangere.”
Il passaggio dalla vita lavorativa alla pensione, quindi, non è stato immediatamente facile.
Per Ale significava lasciare un ambiente conosciuto, una routine costruita in tanti anni e soprattutto le persone con cui aveva condiviso una parte importante della propria vita.
Il lavoro e i colleghi. Quando gli chiediamo che cosa facesse in azienda, Ale ricorda soprattutto le attività quotidiane.
“Di solito pulivo tutte le cucine e aiutavo i miei colleghi di lavoro.” e aggiunge: “Aiutavo i miei colleghi a scopare per terra. Ma anche loro aiutavano me.”
Nel suo racconto emerge spontaneamente la dimensione della collaborazione. Ma quando gli chiediamo che cosa gli piacesse maggiormente del lavoro, la risposta non riguarda una mansione particolare “Stare assieme agli altri.” E subito dopo arriva ciò che probabilmente rappresentava uno dei suoi argomenti preferiti: “Parlavamo molto del calcio, ma soprattutto dell'Inter.”
È significativo che, a distanza di un anno, quando gli chiediamo che cosa gli manca del lavoro, Ale non risponda parlando delle attività che svolgeva.
Risponde: “Mi mancano i miei colleghi.” E tra tutti i colleghi ce n'è una che ricorda in modo particolare: Gloria, una persona che lavorava in un'altra area e che Ale andava appositamente a salutare. Il lavoro, nella sua memoria, è quindi fortemente legato alle relazioni.
Una cosa, però, proprio non gli manca. C'è una domanda alla quale Ale risponde con molta più decisione “Alzarmi alle 4 del mattino.”
Oggi può permettersi ritmi completamente diversi “Mi sono alzato alle 9.00 oggi, non mi alzo più alle 4.00.”
E quella che inizialmente sembrava una grande perdita comincia così a trasformarsi anche in una nuova possibilità. La scoperta di un tempo diverso.
Con la pensione sono cambiate soprattutto le giornate.
Ale racconta di avere più tempo per stare a casa con Francesca e di sentirsi meno stanco.
“A casa sono meno stanco e riesco a fare più cose.”
Le cose sono tante: stirare, fare la spesa, preparare il pranzo, aiutare Francesca nelle attività domestiche, andare in palestra, camminare e dedicarsi alle proprie passioni.
La palestra, in particolare, è diventata una presenza importante nella sua nuova quotidianità.
“Vado in palestra tre volte a settimana.”
Ale ci va anche a piedi e attribuisce all'attività fisica un effetto concreto:
“Mi diverto, mi faccio un po' di muscoli. Quando vado posso camminare più veloce.”
Le giornate sono più belle
Dopo un anno, quando gli chiediamo come sono oggi le sue giornate, Ale sembra avere le idee molto più chiare.
“Le giornate sono più belle.”
E spiega il perché:
“Aiuto la Francy a preparare la tavola e a far da mangiare, perché posso andare in palestra tre volte a settimana e perché vado spesso a camminare.”
Ci sono anche momenti dedicati alla televisione, al cinema e al calcio.
“Mi piace andare in palestra, guardare la TV fino a tardi, qualche film dell'orrore, Miami Vice, seguire il calcio, passeggiare con Francy.”
La sua giornata, insomma, oggi è costruita intorno a interessi e attività che prima, quando il lavoro occupava gran parte del tempo e delle energie, erano più difficili da coltivare. Dalla perdita alla libertà.
C'è però una parola che emerge con particolare forza nel racconto di Ale: libertà.
Quando gli chiediamo se si sente cambiato rispetto a quando lavorava, risponde:
“Faccio più cose qua in casa, prima no. Per me meglio stare a casa così mi diverto e posso andare fuori.”
E quando gli chiediamo una cosa ancora più diretta — se preferisca andare a lavorare oppure andare in palestra - non ha dubbi:
“Sicuramente andare in palestra.”
La motivazione è semplice:
“Perché mi diverto.”
La pensione ha quindi portato con sé qualcosa che prima era più difficile da avere: tempo.
Tempo per lo sport, per Francesca, per la casa, per gli amici, per le passeggiate e per fare esperienze nuove.
Come andare a vedere una partita della Nazionale a Bologna.
“È la prima volta che vado, adesso posso andare, sono più libero.”
Poi, con la concretezza che lo contraddistingue, Ale porta un altro esempio:
“Sono più libero di fare altre cose, per esempio ieri sono andato a prendere il bidone della carta.”
Un gesto semplice, quotidiano. Ma è proprio attraverso queste piccole cose che Ale racconta il significato che oggi ha per lui la pensione: poter decidere come utilizzare il proprio tempo.
Un anno dopo
Il primo anno da pensionato non ha cancellato ciò che c'era prima.
Ale ricorda il lavoro, le abitudini, le sveglie alle quattro del mattino, ma soprattutto ricorda le persone con cui ha condiviso tanti anni.
La nostalgia dei colleghi rimane.
Allo stesso tempo, però, qualcosa di nuovo ha preso forma.
Oggi Ale ha più tempo per stare con Francesca, per occuparsi della casa, per andare in palestra, per camminare, guardare le partite, seguire i suoi programmi preferiti e fare esperienze che prima erano più difficili da realizzare. Il pensionamento, dunque, non è stato semplicemente la fine della vita lavorativa. È stato un passaggio.
All'inizio inatteso e difficile, poi progressivamente diventato una nuova occasione per costruire le proprie giornate.
E forse, a un anno di distanza, possiamo lasciare proprio ad Ale l'ultima parola.
Quando gli diciamo che, alla fine, smettere di lavorare non è stata “la fine del mondo”, ma l'inizio di una nuova fase della sua vita, lui risponde:
“Beh, quello è vero.”
Una nuova fase nella quale, oggi, Ale si sente soprattutto più libero.
Articolo a cura di:
Mauro Pivetta - Educatore
Alessandro Sebastiani