Lunedì 5 ottobre, direttamente da Fondazione Down FVG, un gruppo di persone con disabilità intellettiva è salito sul pulmino insieme all’educatore Simone e al volontario Sergio. Destinazione: Bologna, Stadio Dall’Ara, per assistere alla partita della Nazionale, Italia-Turchia. A bordo Alessandro con Francesca, Spartaco ed Elena, Roberta e Manuel. I biglietti erano stati presi da tempo e anche la preparazione era quella delle grandi occasioni: cartelloni, firme di tutti e il necessario per portare un po’ di Pordenone sugli spalti di Bologna.
Durante il lungo viaggio chiacchiere, racconti, qualche pisolino e le inevitabili fermate in autogrill per ricaricare le batterie.
Prima della partita, Bologna
Visto che una trasferta non è fatta solo di novanta minuti di calcio, ne abbiamo approfittato per conoscere un po’ la città.
Prima un giro sui colli e la visita al Santuario di San Luca. Poi, naturalmente, la parte gastronomica. Tortellini, crescentine con la mortadella e le famose tagliatelle al ragù che Manuel aspettava con una certa impazienza: essere a Bologna e non assaggiare la pasta fatta in casa sarebbe stato difficile da giustificare. Possiamo confermarlo: da questo punto di vista Bologna ha messo tutti d’accordo.
Finalmente allo stadio
Entrare al Dall’Ara è stata forse la parte più emozionante della giornata, soprattutto per chi non aveva mai visto dal vivo una partita della Nazionale. C’era tantissima gente e raggiungere il proprio posto, in alcuni momenti, ha richiesto un po’ di attenzione. Ma anche questo fa parte dell’esperienza: orientarsi, gestire la confusione, stare dentro a una situazione nuova e godersela fino in fondo.
A volte raccontare questi momenti serve anche a togliere di mezzo qualche stereotipo.
Avere una disabilità intellettiva non significa vivere dentro percorsi già decisi o rinunciare a esperienze che per gli altri consideriamo semplicemente parte della vita. Si può vivere nella propria casa, organizzare un viaggio, partire con gli amici, andare allo stadio e urlare a un gol insieme a migliaia di altre persone.
Non c’è niente di straordinario. Ed è proprio questo il punto.
Un piccolo problema: Mancini era troppo lontano
C’era però un obiettivo importante della giornata che non siamo riusciti a raggiungere: vedere da vicino Roberto Mancini.
Siamo suoi grandi fan, ma dal nostro posto la panchina era decisamente troppo lontana. Ci siamo dovuti accontentare di seguirlo durante la partita e, il giorno dopo, di guardarlo decisamente meglio sulle pagine della Gazzetta dello Sport; con il cuore, però, eravamo praticamente seduti in panchina con lui. E visto che tentar non nuoce, lanciamo anche un invito: se un giorno Roberto Mancini dovesse leggere questa storia, ci farebbe davvero piacere conoscerlo, raccontargli qualcosa di Fondazione Down FVG e, naturalmente, chiedergli un autografo. Magari possiamo anche invitarlo a pranzo da noi. Su cosa cucinare troveremo sicuramente un accordo.
Tutti a guardare nella stessa direzione
Alla fine, l’Italia ha vinto 3 a 1, gol di Scamacca, Calafiori ed Esposito.
E quando dagli spalti sono partite le urla di gioia, ci siamo alzati anche noi insieme a tutti gli altri.
In quel momento non c’erano gruppi, educatori, volontari o persone con disabilità. C’erano semplicemente migliaia di tifosi che stavano vivendo la stessa partita, con gli occhi rivolti verso lo stesso campo.
Forse è anche questo che ci portiamo a casa da Bologna.
Oltre alle tagliatelle, naturalmente