Mi presento: sono Paolo.
Sono nato a Pordenone il 24 marzo del 1984. Ho una sorella e un gemello, il quale però ha un carattere diverso dal mio. Nel 2018 sono diventato zio.
Ho fatto tutte le scuole. La terza media l’ho dovuta rifare due volte: desideravo fare l’alberghiero, ma un’insegnante mi aveva consigliato di fare di nuovo l’anno per poter svolgere un periodo di orientamento. Alla fine ho fatto l’IPSIA per 4 anni e non mi piaceva. Ho avuto poi la proposta di iniziare un corso al Villaggio del Fanciullo come alternativa alla scuola.
Quando ho iniziato il corso pensavo di relazionarmi con persone… non dico “normali”, ma almeno come me, invece mi sono trovato a confrontarmi con persone con disabilità intellettiva grave. Il primo impatto è stato difficile, ma è stata comunque un’esperienza che mi è servita.
Allora vivevo ancora con la mia famiglia e mi domandavo dopo il corso cosa sarebbe stato del mio futuro.
Ho iniziato a lavorare a Villa Varda facendo giardinaggio: si trattava di una cooperativa dove venivano curate persone con tossicodipendenza. Mi ha fatto pensare a quanta tristezza ci fosse nel mondo. Mi ricordo, per esempio, di questo collega che, a colpo d’occhio non sembrava avere delle difficoltà e mi trovavo bene, però per il suo passato aveva dei problemi, per esempio perdeva l'equilibrio quando camminava. A seguito di questa esperienza lavorativa, ho cambiato lavoro e sono andato a Pordenone in una pasticceria. Mi occupavo della preparazione dei dolci e dei pasticcini. Mi piaceva, ma facevo tanti disastri! Come bruciare i crostoli ogni tanto. Ho continuato poi a fare altre esperienze di lavoro in fabbrica.
Il percorso "Casa al Sole" e l'autonomia
Nel 2005 sono entrato nel percoso di Casa al Sole. C’era un educatore che mi seguiva e facevo dei piccoli compiti a casa, come stirare o fare la spesa.
All’inizio non sapevo neanche cosa fare e perché ero lì, dato che non sono stato io a scegliere di intraprendere questo progetto, ma ho avuto a fianco mio fratello che mi ha dato la spinta e mi ha incitato a provarci. Allora non avevo le idee chiare, però vedere che riuscivo a fare delle cose da solo è stato bello.
E’ stato però anche difficile doversi confrontare con gli altri corsisti con una disabilità intellettiva, perché mostravano certi comportamenti rigidi che non riuscivo a capire. Questa cosa mi ha messo in difficoltà, ma è stato importante provarci per ottenere alcuni obiettivi di autonomia. Anche quando litigavo e discutevo tanto con il mio educatore, perché volevo andare via e non ne potevo più dei miei compagni, lui mi ha aiutato ogni volta a ragionare e alla fine sono rimasto.
Alla fine del percorso anche i miei compagni mi hanno spronato ad uscire per trovare una casa dove stare al termine della Casa al Sole, ma è stato impegnativo riuscire a trovarla. Quindi ho scelto di fare un periodo in affitto prima di comprare casa e mio fratello ogni volta mi accompagnava alla ricerca di appartamenti.
Ho trovato poi una casa in costruzione su una zona che mi piaceva. Ho condiviso le scelte con mio fratello e gli educatori e così ho terminato finalmente la mia lunga ricerca.
Oggi ho un’ amministratore di sostegno che mi aiuta con il denaro e lavoro in una scuola come collaboratore scolastico. All’inizio ho fatto un po’ di fatica perché non riuscivo molto a inserirmi e a dialogare con gli insegnanti e le colleghe, perciò mi sentivo trascurato ed escluso, ma oggi va meglio.
Ho fatto anche esperienza ad “Anche noi a Cavallo” prima come borsa-lavoro e poi come volontario. Mi ha fatto strano quante persone ci sono con disabilità grave e che mostrano maggiori difficoltà. Un giorno ho deciso e chiesto di provare a fare equitazione. All’inizio non sapevo bene cosa dovevo fare, poi ho conosciuto meglio i cavalli e ho imparato da questa esperienza cose nuove.
La mia esperienza personale a disposizione degli altri
Quest'anno ho vissuto una bellissima esperienza: un venerdì pomeriggio, mentre stavo andando a lavoro, sento una signora che mi chiama. La prima cosa che ho pensato è stata: “cosa ho fatto di male?”. Poi ho capito che voleva farmi delle domande per sua figlia che ha la stessa mia disabilità. Allora abbiamo deciso di incontrarci al bar.
Arrivato il giorno dell’appuntamento, mentre mi avvicinavo al luogo di incontro, mi è salita un’agitazione: quando li ho visti il primo pensiero è stato “adesso scappo via”, poi alla fine mi sono seduto, ho chiacchierato con loro ed è stato bellissimo! Ho conosciuto due genitori eccezionali!
A seguito di questo incontro, mi hanno chiesto se volessi entrare in questo gruppo Whatsapp di altri genitori con figli con la sindrome di Apert come me. Mi hanno fatto molte domande e mi è salito un certo senso di responsabilità, perché temevo di dare risposte che potevano accendere in loro anche dei ricordi negativi.
Riguardo agli interventi chirurgici per esempio… oggi sono cambiate tante cose in meglio e si tratta solo di un periodo di passaggio.
Per quanto riguarda la mia disabilità, ammetto che da piccolo ne sapevo poco. Poi a 20 anni ho cercato più informazioni. Allora però non c’era molta ricerca rispetto ad oggi, e non capivo molto questa sindrome.
Rispetto all’inizio, ci convivo meglio: pensavo di avere un limite e arrivare solo a un certo punto, poi le persone che sono state al mio fianco mi hanno spronato e fatto capire cosa riuscivo a fare e ho conosciuto molte persone.
Ai genitori dico sempre di spronare i figli a provare.
Oggi raggiungo tutti gli obiettivi e nella mia vita ho fatto diverse esperienze (cavallo, canoa, percorso Casa al Sole, ciclismo, viaggi…) e mi piacerebbe fare sempre qualcosa di nuovo.
Sto continuando a coltivare l’amicizia con questi genitori.
Mi piacerebbe provare ad essere un punto di riferimento per altre famiglie e adulti nella mia stessa condizione, per aiutarli.
Se dovessi dare un consiglio ad altre famiglie che si trovano nella stessa situazione, vorrei dire che possono stare tranquilli, che il figlio potrà fare una vita tranquilla e avere una vita normale.
Paolo Cervato